venerdì, Marzo 28

Gli animali e il gioco

A tutti noi è capitato, almeno una volta, di assistere a momenti di gioco dei nostri animali domestici e questa attività, che erroneamente colleghiamo soltanto agli esseri umani è in realtà molto diffusa tra tutti gli animali sociali, sia che vivano in cattività che liberi.

Un altro errore che facciamo frequentemente è quello di immaginare il gioco come qualcosa di diverso e scollegato rispetto a quelle capacità che sono indispensabili per sopravvivere: cacciare, riprodursi, sfuggire ai predatori. In realtà il gioco permette agli animali di sperimentare comportamenti ed azioni, in un ambiente protetto e “divertente“, che poi saranno utili in età adulta per perfezionare quelle capacità di base che abbiamo sopra elencato.

Gli animali si avvicinano al gioco quando sono molto piccoli attraverso alcune manifestazioni rituali. Nei cani, ad esempio, il cucciolo che vuole giocare fa una sorta di inchino con le zampe anteriori tese verso il compagno di giochi prescelto, a cui segue un inseguimento e finti morsi.

Scimpanzé e gorilla spingono gli altri a giocare mostrando i denti superiori ed inferiori in una specie di simulazione della risata umana. Un giovane elefante invita un altro cucciolo alzando la proboscide verso l’altro fino ad appoggiarla sulla testa del compagno di giochi, mentre questo gesto tra adulti è un segno di dominanza, tra cuccioli è il segnale di inizio di una sessione di gioco-lotta.

Sono scontri incruenti per quanto intensi fatti di testate reciproche, proboscidi attorcigliate e scontro di zanne. Per i cuccioli più piccoli questa simulazione giocosa della lotta dura qualche secondo o al massimo qualche minuto, per i giovani adulti può invece protrarsi a lungo. Questa simulazione del combattimento tornerà molto utili agli elefanti, quando giungeranno alla piena maturità sessuale, ovvero intorno ai 25 anni. Questi pachidermi sono infatti l’ottava specie più longeva del nostro pianeta, potendo raggiungere anche 70 anni di età.

Secondo gli esperti di comportamento animale ci sono almeno tre categorie di gioco. La prima è quella del “gioco sociale” ovvero qualunque forma di divertimento che coinvolge altri membri della propria razza. La seconda categoria è quella del “gioco locomotorio” che comprende corsa, salti, balzi che faciliteranno le abilità motorie per tutta la vita dell’animale. Spesso il gioco locomotorio aiuta ad apprendere tecniche che facilitino la fuga da un predatore, come nel caso di alcune razze di antilopi che praticano il “pronking” una serie di balzi ripetuti che possono raggiungere i 2 m di altezza. Nel pronking queste antilopi eseguono una serie di salti in aria tenendo le zampe rigide, il dorso inarcato e la piega di peli bianchi sul posteriore sollevata ed atterrando in punti imprevedibili.

La terza categoria è il “gioco con oggetti“. Per un elefante può trattarsi di uno stecco o di un ramo. O addirittura un altro animale. Si tratta comunque di oggetti reperibili nell’ambiente circostante. Soltanto le grandi scimmie antropomorfe (e tra queste l’uomo) hanno nel loro bagaglio altri due forme di gioco. Il “gioco organizzato” che unisce le tre tipologie appena descritte. Lo sport di squadra è un esempio concreto di questa fattispecie. Soltanto alcune scimmie in cattività sono in grado di partecipare al gioco organizzato.

Un altro tipo di gioco che appartiene soltanto alle grandi scimmie antropomorfe è il “gioco a fare finta“. Uno scimpanzé selvatico può portare via un pezzo di legno facendo finta che sia un altro cucciolo. Il gioco secondo alcuni esperti è una modalità che incrementa la capacità del giocatore di sostenere situazioni stressanti inaspettate. L’obiettivo quindi non è vincere una competizione ma migliorare le proprie capacità. Spesso nel gioco un animale si mette in condizioni di “svantaggio” per permettere ad un compagno, generalmente più piccolo, di cimentarsi con situazioni che si troverà ad affrontare in condizioni di stress nella sua vita da adulto.

E’ quello che capita in branchi di lupi o di elefanti, dove il lupo dominante o il capobranco non esitano a farsi buttare a terra da un giovane adulto affinché, giocando, si specializzi nel combattimento o nella difesa. Il gioco serve anche a rafforzare la fiducia. I corvi ad esempio giocano a nascondere finti pezzi di cibo per poter osservare il comportamento di altri corvi e capire di chi possono fidarsi.

In conclusione il gioco è tutt’altro che un semplice momento ricreativo è anche, e soprattutto, una fase formativa e di apprendimento fondamentale, non soltanto per noi umani ma anche per tutte le specie di animali sociali.

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