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La prima guerra tra Genova e Venezia

I rapporti tra le due più potenti repubbliche marinare italiane, Venezia e Genova si fecero progressivamente più tesi dopo che il trattato che disciplinava relazioni amichevoli fra le due città, scaduto nel 1253, non era stato rinnovato.

Le tensioni e la concorrenza commerciale si erano fatte più aspre dopo il ritorno dei genovesi a Costantinopoli. Il punto di crisi più pericoloso è la Siria ed è a San Giovanni d’Acri che nel 1256 per il possesso di una chiesa e di un monastero scoppia un grave incidente.

I Genovesi saccheggiarono le navi veneziane ammarate agli scali del porto di San Giovanni d’Acri e misero a sacco, incendiandolo il quartiere veneziano della città. Venezia tentò un accomodamento diplomatico inviando ambasciatori a Genova e chiedendo un risarcimento, ma i genovesi respinsero la richiesta.

La parola quindi passò definitivamente alle armi, la Repubblica di San Marco allestì una flotta al comando di Lorenzo Tiepolo, figlio del doge Jacopo. Stavolta fu il turno di Genova di invocare una tregua. A Viterbo sotto l’arbitrato del Papa si incontrarono le due delegazioni diplomatiche per avviare le trattative. La diplomazia però si muoveva con troppo lentezza e le operazioni militari delle due parti in causa continuavano per tutto il Mediterraneo.

Il 24 giugno 1258, al largo di San Giovanni d’Acri si svolse una battaglia navale e Genova ebbe la peggio. Lasciava nelle mani veneziane ben venticinque galere e il più florido quartiere genovese del Levante, distrutto e addirittura spianato al suolo dai vincitori.

La disfatta genovese in Siria rappresentò la fine del moribondo Impero Latino d’Oriente. Visti compromessi i loro interessi commerciali in quell’area i genovesi si rivolsero all’Impero di Nicea dove era salito al trono Michele Paleologo. L’impero di Nicea, nella zona asiatica di quel che restava dell’impero bizantino, era stato fondato nel 1204 dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei crociati e con il passare del tempo si era ingrandito e si preparava alla riconquista dell’antica capitale.

Dopo aver conquistato l’Epiro e la Morea, Michele Paleologo ormai stringeva d’assedio Costantinopoli retta da Baldovino II, l’ultimo imperatore latino d’Oriente. Il 13 marzo 1261 Michele Paleologo stringeva un trattato con Genova. In cambio dell’appoggio genovese per riconquistare quella che era stata la capitale dell’impero bizantino offriva ai Genovesi gli stessi privilegi che i Veneziani avevano goduto a Bisanzio dal 1204 in poi, più il possesso delle grandi isole di Chio e Mitilene, più Smirne e altri porti dell’Anatolia, più (se fossero state conquistate) Creta e Negroponte. Inoltre Genova avrebbe avuto via libera in Asia Minore e nel mar Nero in condizioni di monopolio.

Sfortunatamente per i genovesi, prima che la loro flotta arrivasse in vista di Costantinopoli, la città, per un errore strategico, era già caduta in mano greca. Tra le centinaia di profughi che abbandonarono Costantinopoli incendiata e devastata per l’ennesima volta c’era l’imperatore Baldovino II, ferito, il podestà Gradenigo e il patriarca Pantaleone Zustinian. Il 26 luglio 1261, si imbarcarono in direzione di Negroponte.

L’Impero Latino d’Oriente era definitivamente morto. Per Genova che ottenne alcuni dei benefici promessi però la situazione sui mari del Mediterraneo non andava bene e per di più dovevano accettare una presenza veneziana e pisana a Costantinopoli.

Finalmente, nell’agosto 1270, tra Venezia e Genova fu conclusa una tregua d’armi che, nonostante i continui incidenti e l’attività incessante di pirati e corsari, doveva durare ventitré anni.

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Valmont57

Diversamente giovane, fondatore di Wiki Magazine Italia, (già Scienza & DIntorni), grande divoratore di libri, fumetti e cinema, da sempre appassionato cultore della divulgazione storica e scientifica.

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