L’atmosfera del Sole sempre più da vicino. Ecco le prime immagini immortalate dalla Solar Orbiter. Negli scatti è presente il polo sud del Sole visto dallo strumento EUI a bordo di Solar Orbiter quattro giorni dopo aver effettuato un passaggio ravvicinato. L’atmosfera del Sole, con i suoi vortici di gas lunghissimi filamenti e giganteschi brillamenti, non era, fin’ora, mai stata osservata così da vicino.
Le prime immagini immortalate dalla distanza record si devono alla sonda Solar Orbiter, della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), e con un contributo di strumenti italiani, come il coronografo Metis. Quest’ultimo è il primo strumento, del suo genere, in grado di osservare la corona solare simultaneamente nella banda visibile e ultravioletta. Grazie a ciò è in grado di fornire un quadro, molto dettagliato, sui processi che governano l’espansione del plasma solare nello spazio interplanetario.

Le immagini
Le immagini sono state immortalate dalla Solar Orbiter durante il suo ultimo passaggio ravvicinato al Sole, avvenuto lo scorso 26 marzo, quando la sonda si trovava a solamente un terzo della distanza fra la Terra ed il Sole.
Lo strumento Metis, da questa posizione, ha potuto riprendere delle immagini della corona solare con un dettaglio senza precedenti, rivelando così una struttura fatta di lunghi filamenti, dal plasma molto dinamico e dai campi magnetici.
Le immagini forniscono delle informazioni in grado di aprire molte strade alle nuove ricerche sui processi fisici, condizioni che determinano l’accelerazione del vento solare e i fenomeni impulsivi, tutti eventi che possono avere un potenziale impatto sulla previsione delle tempeste geomagnetiche e in generale per il meteo solare.
Marco Romoli dell’Università di Firenze e principal investigator dello strumento Metis, ha dichiarato che: “Le immagini che abbiamo ricevuto dal Solar Orbiter mostrano un dettaglio mai visto prima dell’atmosfera del Sole, durante il suo rapido ingresso nella nuova fase di attività del ciclo solare. Il coronografo Metis ha confermato le sue prestazioni nelle condizioni più estreme, e ci ha fornito dati scientifici di grande valore per lo studio dei fenomeni dinamici, che si producono dall’interazione di campi magnetici e plasma nella corona solare”.

Conclusioni
Il passaggio effettuato rappresenta il primo di una serie di “visite” ravvicinate alla nostra stella. Durante i prossimi passaggi la Solar Orbiter osserverà simultaneamente diversi strati dell’atmosfera solare, fornendo così informazioni utili alla comprensione dei fenomeni solari che governano l’eliosfera e la meteorologia spaziale. Il prossimo passaggio ravvicinato è previsto per ottobre del 2022.
Barbara Negri dell’Asi, ha spiegato che: “La realizzazione del coronografo Metis, ha rappresentato per l’Asi una sfida scientifica e tecnologica, che è stata vinta mettendo in campo le più importanti competenze scientifiche presenti nel nostro paese e la notevole esperienza dell’industria italiana”.
Marco Stangalini dell’Asi, ha spiegato che: “Le immagini acquisite da Solar Orbiter da distanza ravvicinata mostrano dettagli della dinamica del plasma e dei campi magnetici per certi versi inattesi.”
Marco Stangalini, continua dichiarando che: “La Solar Orbiter, nel prossimo futuro, attraverso alcuni fly-by con Venere, inclinerà progressivamente il suo piano orbitale. Ciò permetterà, per la prima volta, di osservare direttamente i poli del Sole, zone che rappresentano, dal punto di vista scientifico, un terreno completamente inesplorato e dal cui studio ci si aspetta di poter far luce sui meccanismi fisici che governano i cicli di attività magnetica della nostra stella”.
Silvano Fineschi dell’Inaf, responsabile scientifico del contributo italiano alla missione, conclude affermando che: “È entusiasmante constatare come le immagini della corona solare riprese da Metis nel suo campo di vista, si integrino molto bene con quelle degli altri telescopi con diversi campi di vista a bordo del Solar Orbiter. Questo permette di individuare l’origine del vento solare e delle tempeste solari e di seguirne l’evoluzione nell’eliosfera, un elemento cruciale per la comprensione della meteorologia spaziale”.